Oggi l’informazione, la conoscenza, la formazione passa dalla rete. La rete, progettata inizialmente per condividere dati e risultati tra gli scienziati o tra le organizzazioni militari, ha uno sviluppo continuo, tale da renderla ogni giorno sempre più capillare e indispensabile. Una finestra sul mondo a distanza di un clik. Tra tutte le esigenze che ci fanno affacciare su questo incredibile panorama, l’esigenza di relazione domina e sovrasta le altre necessità: milioni di persone si incontrano sullo “specchio magico” del monitor.
Il Sé in rete si conferma “dialogico”, secondo la definizione proposta dallo studioso Hermans (1996), immagine strettamente connessa con l’idea di Bakhtin (1981) secondo cui molteplici voci compongono la nostra identità, nei tanti ruoli sociali in cui siamo immersi.
L’elemento di incontro con l’Altro è il dialogo, permettendo all’identità di rinnovarsi continuamente in base agli interlocutori e ai molteplici contesti.
Quale esigenza spinge gli utenti della Rete a ricercarsi su uno schermo?
Una prima risposta parte dalla considerazione che la rete è un universo potenzialmente ricco di relazione: basta il login in un social network per trovare un utente in cerca di comunicazione. All’origine di tutti i nostri rapporti esiste questo bisogno imperioso di scambio, di contatto, di riconoscimento: “la comunicazione è una co-costruzione di senso, cioè un’attività congiunta tesa a plasmare un mondo di riferimento condiviso dalle persone che interagiscono.” (Mininni, 2000). I Newsgroup, i blog, le home page personali, i forum, le chat diventano magici luoghi virtuali, dove i bit diventano parole e le parole emozioni. In particolare le chat diventano un laboratorio del Sé (Reid, 1991), dove immaginare, provare e sperimentare diverse possibilità di se stessi.
Quando la nostra relazione virtuale diventa significativa?
Una relazione è significativa quando, secondo il modello teorico proposto da Kelley e Thibaut
(1978), c’è una forte interdipendenza fra i partner per molto tempo, come nelle amicizie nate sui banchi di scuola o come nell’innamoramento. Un rapporto che diventa sempre più indispensabile, tanto che la relazione con l’altro secondo Rogers (1976) diventa la condizione base per costruire la propria felicità.
In rete la costruzione di una relazione può avviarsi nelle diverse forme ed assumere un carattere di importanza, ma ha bisogno di ancorarsi nel mondo reale per trovare la sua materialità. Per concludere, la rete ha esteso i nostri sensi offrendoci mille possibilità di incontri che, come “semi in potenza”, bisogna riportare nel terreno fertile della realtà per farli sbocciare.
BIBLIOGRAFIA
Bakhtin, M. M. (1981). The Dialogic Imagination: Four Essays by M. M. Bakhtin. Austin, TX: University of Texas Press.
Hermans, H. J. M. (1996). Voicing the self: From information processing to dialogical interchange. Psychological Bulletin, 119, 31-50.
Kelley, H.H., Thibaut, J.W. (1978), Interpersonal relations: a theory of
interdependence, Wiley, New York.
Mininni, G. (2000), Psicologia del parlare comune, Bologna: il Mulino.
Reid E.M. (1991), Electropolis. Communication and Community on Internet Relay Chat, University of Melbourne.
Rogers, C. (1976), Gruppi di incontro, Roma: Astrolabio.
Informazioni sull’autrice:
Maria Antonietta Impedovo
Professione: Psicologa laureata in Psicologia dell’organizzazione e della comunicazione
Email: antonietta1209@hotmail.com